Shakespeare e il cinema – Amleto

Le opere di Shakespeare sono state portate spesso sul grande schermo, con risultati più o meno positivi.

Parlare di tutte le trasposizioni sarebbe però lungo e noioso quindi mi limiterò a quelle che più mi hanno colpito e che non insultano (sempre secondo il mio parere) il drammaturgo inglese.

Inizio con l’Amleto, l’opera che dal 1900 ad oggi ha avuto più adattamenti, almeno un centinaio, e con almeno diverse  pellicole ‘fondamentali’.

La prima è quella del 1948 diretta e interpretata da Laurence Olivier, attore che portò spesso anche a teatro personaggi shakespeariani e per il suo Amleto vinse l’Oscar sia come miglior film sia come miglior attore protagonista.
Si tratta di una trasposizione abbastanza fedele alla tragedia del principe danese e Olivier dedica ampio spazio all’aspetto psicologico della vicenda e tralascia invece quello politico. Quest’ultimo aspetto invece trova ampio spazio nel film sovietico del 1964 di Grigori Kozintsev, infatti nel suo Amleto c’è poco spazio al lato introspetivo (vengono tagliati quasi tutti i monologhi) e per questo è stato spesso criticato. Però il risultato finale è comunque molto interessante.
Altro titolo importante è la versione del 1990 di Franco Zeffirelli, trasposizione con notevoli tagli ma con un cast stellare: Mel Gibson da il volto ad un Amleto abbastanza credibile mentre Glenn Close interpreta magistralmente la madre del principe danese, Helena Bonham Carter nel ruolo di Ofelia e Ian Holm in quelli di Polonio.
Personalmente, nononostante il buon cast e una bella atmosfera, non ho mai apprezzato del tutto questo adattamento, trovandolo quasi incompiuto.
Sei anni dopo il film di Zeffirelli è Kennet Branagh, il simbolo moderno di Shakespeare al cinema, a portare la tragedia sul grande schermo e lo fa in maniera differente dai suoi predecessori: trasporta integralmente l’opera senza tagli.
Il risultato è un film di quattro ore (dimezzate per la versione televisiva e questo significa non rispettare assolutamente l’intento del regista) che cerca di essere il più fedele possibile al testo originale e, soprattutto, dà ampio spazio alla psicologia di tutti i personaggi e non solo ad Amleto, come accadeva nei film precedenti. Il tutto rende il film buono e accattivante, grazie anche a un cast perfetto (oltre a Branagh nei panni di Amleto abbiamo una giovane Kate Winslet interpreta Ofelia, Julie Christie da il volto a Gertrude), ma la durata, anche se ha il merito di analizzare perfettamente tutte le sfumature dell’ opera, e la lentezza non aiutano lo spettatore ad apprezzarlo totalmente.

Come altri lavori di Shakespeare anche Amleto ha avuto adattamenti in epoca moderna, quello degno di nota è diretto da Michael Almereyda ed interpretato da Ethan Hawke. Solitamente non amo le ambientazioni moderne però se, come in questo caso, il lavoro è ben fatto, la resa finale è qualcosa di unico ed estremamente gradevole.

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Robin Hood

Inizio questa nuova rubrica con uno degli ‘eroi’ più conosciuti ed amati (e purtroppo anche tra i più bistrattati): Robin Hood.

Tutti conoscono la leggenda di Robin, un nobile inglese decaduto che diventa un bandito atipico rubando ai ricchi per aiutare i poveri.
E ovviamente il cinema non poteva permettersi di non celebrare un personaggio del genere: i film a lui dedicati sono numerosi e il primo risale addirittura al 1908 quando il cinema era ancora muto.
Non voglio assolutamente analizzare tutta la filmografia dedica all’ eroe di Sherwood (anche perché sarebbe un’ impresa impossibile) ma soffermarmi sui titoli più significativi e sopratutto su quelli che preferisco.

Uno dei più importanti è La leggenda di Robin Hood del 1938, diretto da Michael Curtiz (colui che qualche anno dopo darà alla luce Casablanca) e da William Keighley,  mentre tra gli attori troviamo Errol Flynn e Olivia de Havilland, rispettivamente nei ruoli di Robin e della sua amata Marian. La pellicola vinse anche tre Oscar tecnici (miglior scenografia, miglior montaggio e miglior colonna sonora).

Per trovare un altro titolo significativo dobbiamo arrivare al 1976 con Robin e Marian, film diverso dai Robin Hood a cui il pubblico era abituato sino ad allora perché si concentra per lo più sulla caratterizzazione dei personaggi e l’azione è in secondo piano. L’ottima fotografia contribuisce a dare un’ aria malinconica che rende il tutto molto affascinante. Il cast comprendeva grandi nomi: Sean Connery (Robin), Audrey Hepburn (Marian), Robert Shaw (Sceriffo di Nottigham), Richard Harris (Re Riccardo), Iam Holm (principe Giovanni).

Ora passiamo direttamente agli anni novanta, 1991 per l’esattezza, per trovare il simbolo moderno di Robin Hood: Kevin Costner in Robin Hood – Il principe dei ladri.
Simbolo non tanto perché il film sia un capolavoro, anzi personalmente non mi ha mai fatto impazzire, ma perché ha segnato una svolta nella rappresentazione dell’eroe inglese, rendendolo appunto più moderno e mescolando bene azione e romanticismo (e in Robin Hood questo non può mancare!).
Nel ruolo di Robin troviamo Kevin Costner che, nonostante abbia vinto un Razzie Award come peggior attore protagonista, risulta credibile nei panni del principe dei ladri, Mary Elizabeth Mastrantonio in quelli di Lady Marian, Morgan Freeman nel personaggio inedito di Azeem, amico di Robin, Alan Rickman in quelli dello sceriffo di Nottingham e Sean Connery interpreta, per un minuto, Re Riccardo.
Ciò che non ho mai apprezzato è l’eliminazione del Principe Giovanni, personaggio che personalmente ho sempre trovato affascinante.

L’ultimo adattamento è invece del 2010, Robin Hood diretto da Ridley Scott e interpretato da Russel Crowe. Il film narra le avventure di Robin prima di diventare fuorilegge e ovviamente non manca la sua dolce metà (diventata Marion)  interpretata da Cate Blanchett.

Però tra questi titoli non ci sono i miei preferiti, quelli che mi hanno fatto innamorare del signor Hood.
Il primo è la trasposizione della Disney nel 1973 (Robin Hood), dove troviamo una volpe a dare il volto a Robin e anche tutti gli altri personaggi sono rappresentati da animali antropomorfi.
È un cartone davvero stupendo, dolce e ironico, adatto assolutamente a tutti e soprattutto che mantiene ancora quella magia che manca ai cartoni odierni (ovviamente questo è un parere personale).

Il secondo è la commedia di Mel Brooks, Robin Hood un uomo in calzamaglia ed è principalmente una parodia del film del 1991. Ed è una delle parodie che preferisco, fatta in maniera intelligente (d’altronde parliamo di Brooks) e che anche a distanza di vent’anni rimane fresca e piacevole.
Qui il ruolo di Robin è affidato a Cary  Elwes (una delle mie tante cotte adolescenziali almeno sino a quando non l’ho visto in Saw!). Anche il doppiaggio italiano stavolta non fa danni, anzi alcuni adattamenti sono perfetti: ‘Io non sono come tutti gli altri Robin Hood, io non ballo coi lupi’ al posto di ‘Io sono diverso dagli altri Robin Hood perché posso parlare con accento britannico’ rende perfettamente l’idea.

Se non ti piace non capisci nulla – Il Corvo (1994)

Quando Il Corvo uscì al cinema ero poco più di una bambina quindi dovetti aspettare qualche anno prima di scoprirlo.
Gli amici dell’ epoca, qualche anno più grandi di me, erano ossessionati da questo film, era decisamente un cult per la generazione nata alla fine degli anni settanta e tutti amavano alla follia Brandon Lee, lo sfortunato protagonista (Lee infatti è deceduto durante le riprese per un colpo accidentale di pistola).
Ovviamente non potevi dire che non lo trovavi un capolavoro perché significava non capire nulla ed essere insensibile ma in realtà Il Corvo è un film che deve la sua fama per la tragedia di Lee piuttosto che per un valore reale.

Il film non è un’ opera originale, infatti si basa sul fumetto omonimo di fine anni ottanta: una giovane coppia di fidanzati viene brutalmente uccisa, il ragazzo resuscita e inizia a vendicarsi di coloro che hanno gli hanno tolto la vita (trama molto semplificata ovviamente).

Ciò che colpisce del film è senz’ altro l’atmosfera, cupa e affascinante, e la splendida colonna sonora (ciò che preferisco di tutto il film), ma non bastano per renderlo un ottimo prodotto, i dialoghi inoltre spesso sono troppo pomposi e pseudofilosofici ma non colpiscono quanto vorrebbero.

Sicuramente ha segnato una generazione ma non ha senso parlare de Il Corvo come un innovatore di un genere, il gotico, che esiste da molto prima, e di un prodotto originale, visto che la vendetta è uno dei temi più usati al cinema e non solo.


Tutto il potere del mondo è contenuto negli occhi amico mio, e a volte essi sono più utili delle persone cui appartengono!

Stand by me

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Stan by me è il film simbolo della mia adolescenza e ogni visione mi fa tornare indietro di almeno quindici anni (è del 1986 ma io lo vidi la prima volta parecchi anni dopo).

È tratto da un racconto di Stephen King, Il corpo, e racconta l’avventura di quattro amici dodicenni alla ricerca del corpo di un loro coetaneo scomparso qualche tempo prima. In realtà questo è solo il pretesto per raccontare il difficile passaggio dalla fanciullezza all’ adolescenza, senza cadere negli stereotipi e nella retorica che troppo spesso colpisce pellicole di questo genere e ci mostra l’amicizia giovanile, quella per alcuni versi più ‘pura’, in maniera perfetta (splendida la frase ‘Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 12 anni. Gesù, ma chi li ha?’).

E risulta facile provare empatia per questi ragazzi: c’è Gordie, la voce narrante, ragazzo sensibile che, dopo la morte del fratello, si sente poco a suo agio col padre; Chris, considerato ingiustamente un bullo dimostrerà di essere un ragazzo maturo e, soprattutto, un ottimo amico; Teddy invece deve fare i conti con un padre instabile mentalmente e il suo atteggiamento spesso sopra le righe; Vern il più timido dei quattro, deriso per il suo aspetto.
Quattro personalità distinte ma accomunate da un profondo disagio, spesso difficile da comprendere, che si ritroveranno a maturare insieme.

Il film è diretto in modo superbo da Rob Reiner e con un cast giovane ma molto promettente: Will Wheaton (Gordie), River Phoenix (Chris), Corey Feldman (Teddy) e Jerry O’Connel (Vern) interpretano i quattro protagonisti e Kiefer Shuterland e John Cusack nel ruolo di giovani bulli.

Io consiglierei la visione a chiunque, agli adolescenti e a chi lo è stato, perché sono pochi i film che sanno raccontarti una storia con una dolcezza non smielata e fastidiosa come Stand by me.

Premi Oscar 2014

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Il 16 Gennaio sono state rese note le nomination della 86° edizione degli Oscar che si terrà il 2 Marzo.
Ciò che salta subito agli occhi è l’esclusione di A proposito di Davis dei Fratelli Coen dalle categorie maggiori, infatti ha ricevuto solo due nomination in quelle tecniche.

Gli altri ‘grandi esclusi’ sono Tom Hanks, Robert Redford e Joaquin Phoenix come migliori attori, Emma Thomson come migliore attrice e di Oprah Winfrey come miglior attrice non protagonista.
Guidano le candidature Gravity e American Hustle con dieci nomimation, seguiti da 12 anni schiavo con nove, Captain Phillips – Attacco in mare aperto, Nebraska e Dallas Buyers Club con sei.

MIGLIOR FILM
12 anni schiavo (Steve McQueen) American Hustle (David O. Russell)
Captain Phillips (Paul Greengrass)
Dallas Buyers Club (Jean-Marc Vallée)
Gravity (Alfonso Cuarón)
Her (Spike Jonze)
Nebraska (Alexander Payne) Philomena (Stephen Frears)
The Wolf of Wall Street (Martin Scorsese)

Il favorito sembra essere 12 anni schiavo, fresco vincitore del Golden Globe e del Critics’ Choice Award, ma potrebbero avere ottime chance anche Gravity e American Hustle. Io premierei ad occhi chiusi Her ma credo abbia le stesse possibilità che ha il Milan di vincere il campionato quest’anno.

MIGLIOR REGISTA
David O. Russell (American Hustle)
Alfonso Cuarón (Gravity)
Alexander Payne (Nebraska)
Steve McQueen (12 anni schiavo) Martin Scorsese (The Wolf of Wall Street)

Alfonso Cuaron parte favorito ma potrebbe esserci benissimo anche la vittoria di Steve McQueen, il mio preferito in questa categoria.

MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA
Christian Bale (American Hustle) Bruce Dern (Nebraska)
Leonardo DiCaprio (The Wolf of Wall Street)
Chiwetel Ejiofor (12 anni schiavo)
Matthew McConaughey (Dallas Buyers Club)

Potrebbe essere finalmente l’anno di DiCaprio, alla sua quarta nomination e spesso considerato ingiustamente escluso, però dovrà vedersela con la forte concorrenza di Matthew McConaughey. In questa categoria non ho nessun preferito vista l’assenza del mio vincitore morale: Joaquin Phoenix.

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Amy Adams (American Hustle)
Cate Blanchette (Blue Jasmine)
Sandra Bullock (Gravity)
Judi Dench (Philomena)
Meryl Streep (I segreti di Osage County)

La statuetta come miglior attrice dovrebbe vedere in pole position Cate Blanchett, seguita dalla Adams. Io spero vinca la Blanchett, due spanne sopra le avversarie, anche se mi sarebbe piaciuto vedere tra le nominate July Delpy per la sua splendida interpretazione in Before Midnight (però ha ricevuto la nomination come migliore sceneggiatura non originale).

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Barkhad Abdi (Captain Phillips) Bradley Cooper (American Hustle)
Michael Fassbender (12 anni schiavo)
Jonah Hill (The Wolf of Wall Street)
Jared Leto (Dallas Buyers Club)

I favoriti sono Jared Leto e Michael Fassbender, col primo in leggero vantaggio. Il mio tifo va a Fassbender perché dimostra di avere spessore e carisma al pari di colleghi più rinomati.

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA 
Sally Hawkins (Blue Jasmine)
Lupita Nyong’o (12 anni schiavo)
Jennifer Lawrence, (American Hustle)
Julia Roberts (I segreti di Orange County)
June Suibb (Nebraska)

Le favorite per la vittoria sono la Lawrence (vincitrice del Golden Globe e alla sua terza nomination a soli ventitrè anni) e la Nyong’o (vincitrice del Critics’ Choice Award), anche se potrebbe riservare qualche sorpresa la Hawkins, cosa che personalmente mi auguro.

MIGLIOR FILM STRANIERO
Alabama Monroe – Una storia d’amore, regia di Felix Van Groeningen 
La grande bellezza, regia di Paolo Sorrentino
Il sospetto, regia di Thomas Vinterberg
The Missing Picture, regia di Rithy Panh
Omar, regia di Hany Abu-Assad

Qui i favoriti potrebbero essere La grande bellezza e Il sospetto. Ovviamente la parte nazionalista prende il sopravvento e spero possa vincere Sorrentino ma la vittoria del film danese non sarebbe assolutamente un furto.

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE:
David O. Russell e Eric Warren Singer -American Hustle
Woody Allen – Blue Jasmine
Craig Borten e Melisa Wallack- Dallas Buyers Club
Spike Jonze – Her
Bob Nelson – Nebraska

In questa categoria spero nella vittoria di Jonze, anche se non mi dispiacerebbe nemmeno l’affermazione di Allen

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Richard Linklater, Julie Delpy e Ethan Hawke – Before Midnight
Steve Coogan e Jeff Pope – Philomena
John Ridley – 12 anni schiavo
Terence Winter – The Wolf of Wall Street
Billy Ray – Captain Phillips

Come miglior sceneggiatura non originale vorrei vincesse Before Midnight, davvero un ottimo film.

Charlize Theron

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Non ho mai considerato Charlize Theron solo un ‘bel faccino’, anzi troppo spesso credo che la sua bellezza abbia avuto un ruolo negativo nella sua carriera.
Però è arrivato il momento di ammettere che non è un’ attrice fenomenale, è un’ attrice nella media, con alcune interpretazioni eccellenti ed altri ruoli meno riusciuti.
La Theron è una di quelle attrici che ha preso parte ad ogni genere di film, dalle commedie alla fantascienza senza tralasciare ovviamente i drammi, dimostrando di essere estremamente versatile.
Però ora arriva la fatidica domanda: basta ricoprire ruoli diversi tra loro per gridare al miracolo? Assolutamente no. Ma non condivido nemmeno chi la considera mediocre perché ha dimostrato di essere migliore di alcune sue colleghe; indubbiamente all’ inizio della carriera, a metà degli anni Novanta, ciò che balzava agli occhi era la sua incredibile bellezza: sia nel L’avvocato del diavolo, film che l’ha fatta conoscere al grande pubblico, sia nelle pellicole successive (Le regole della casa del sidro e La leggenda di Bagger Vance) il suo lato interpretativo passa in secondo piano (dimostra comunque di avere qualcosa in più quando interpreta la consorte tormentata di Johnny Depp in La moglie dell’ astronauta, film abbastanza enigmatico).
Successivamente prende parte a numerose pellicole (Sweet November, Amici di… letti e Italian Job tra tutti) ma i ruoli da protagonista non riescono a farle fare il salto di qualità, che avviene invece nel 2003 quando interpreta la serial killer Aileen Wuornos in Monster.
Per questo ruolo la bellissima Charlize dovette ingrassare di oltre quindici chili e imbruttirsi, questo le valse la vittoria di un Oscar (non esente comunque da numerose critiche) e l’attenzione da parte del pubblico e dei critici. Negli anni successivi però continua ad alternare alti e bassi: dimostra di avere carisma e personalità in North County (che le vale un’ altra nomination agli Oscar) e Nella valle di Elah, però allo stesso tempo prende parte a film mediocri come Aeon Fleux e al deludente Gioco di donna (film che aveva tutte le qualità per essere un’ ottima pellicola).
In definitiva secondo me la Theron deve ancora trovare la giusta dimensione e dimostrare di essere all’ altezza della fama che si è creata dopo Monster, perché una bella attrice deve essere credibile anche esaltando la sua bellezza, altrimenti alimentiamo solo i cliché maschilisti e banali.