Io e il calcio

Torno a scrivere sul Blog dopo tanti mesi e per parlare di qualcosa di molto distante dal cinema: il calcio.

Perché amo il calcio? Me lo chiedo almeno da una decina d’anni. È bello indubbiamente, ma a livello puramente estetico preferisco nettamente altri sport: tennis, pallavolo, atletica leggera tra tutti. Però nessuno riesce a farmi appassionare quanto quei rudi che corrono dietro a una palla. Detesto ciò che gira intorno al mondo del pallone e credo che ormai sia rimasto davvero poco del lato romantico che mi aveva fatto innamorare da bambina, però non riesco ad arrabbiarmi per un acquisto assurdo della mia squadra o perché la mia nazionale fa sempre peggio nei grandi palcoscenici. Viene fuori tutta la mia tifoseria media italiana e questo vuol dire che tra me e il calcio, purtroppo, sarà sempre amore. Ma sono una vecchia romantica e mi piace pensare alle bandiere, a coloro che giocano non solo per i soldi ma anche per i colori di una maglia. Ormai i calciatori cambiano squadra alla velocità della luce e faccio fatica a ricordarmi dove giocano! Trovare delle bandiere nella serie A attuale è raro, son rimasti solo Totti nella Roma, Di Natale nell’ Udinese e Conti nel Cagliari. Ma è più facile trovare chi in tre anni di carriera gioca in almeno sedici squadre diverse.
Mi dicono che questo sia il calcio moderno e devo adeguarmi, io probabilmente son vecchia dentro ma rimpiangerò sempre i miei Maldini e Costacurta mentre dei vari Ibra posso farne a meno.
Mi piace pensare che prima o poi ci sarà un ritorno al passato, utopia ma sognare fa bene. In fondo non ho detto che spero che il Milan vinca lo scudetto!

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Oscar 2014

oscar_imageL’ultima edizione degli Oscar non ha riservato particolari sorprese e, personalmente, sono rimasta molto soddisfatta.
Iniziamo dalla statuetta più importante, quella come miglior film, andata a 12 anni schiavo: sicuramente era il favorito della vigilia, per molti il prodotto tipico che strizza l’occhio all’ Academy ma oggettivamente è un ottimo film, forse a tratti pesante ma comunque con dietro un regista davvero capace (infatti consiglio vivamente la visione di Hunger e Shame due titoli davvero belli) e un cast di grande livello. Inoltre ha vinto anche i premi come miglior sceneggiatura non originale e come attrice non protagonista. Ed io avrei premiato come regista  McQueen, in realtà la mia prima scelta sarebbe stata Spike Jonze ma visto che non è stato nemmeno nominato il tifo è andato a 12 anni schiavo, invece il premio è andato a Cuaron per il suo Gravity, film godibile ma non mi ha mai convinto come ‘film da Oscar’ (però devo premettere che non l’ho visto al cinema e secondo molte persone l’unica visione per questo film è appunto il cinema e in 3D).
Parlando di Gravity è stato il film più premiato, vincendo sette statuette su dieci nomination, ampiamente pronosticabili quelli tecnici: Migliori effetti speciali, Miglior fotografia (quello più ‘criticato perché il film è girato in gran parte in CGI), Miglior montaggio, Miglior colonna sonora, Miglior sonoro e Miglior montaggio sonoro.
La più grande sorpresa, gradita, l’ha regalata la vittoria come miglior sceneggiatura originale di Her di Jonze, il film che ho preferito in assoluto tra tutti i candidati e tuttora penso sia stato un delitto non candidare Phoenix tra i migliori attori.
Ed è appunto questa la categoria più discussa, in molti speravano potesse vincere finalmente DiCaprio ma anche stavolta è rimasto a bocca asciutta, infatti ha ricevuto il riconoscimento Mattew McConaughey per la sua (splendida) interpretazione di un malato di AIDS. Le critiche si sono sprecate e tutti a gridare quasi allo scandalo ma la verità è che McConaughey ha meritato ampiamente quel premio, nemmeno la vittoria di DiCaprio sarebbe stato un furto a mio parere ma i buon Mattew in Dallas Buyers Club ha dimostrato di essere un attore con la A maiuscola, non un semplice attoruncolo da commedie e solo chi non ha visto il film può sparare a zero.
Dallas Buyers Club ha regalato anche il premio al miglior attore non protagonista a Jared Leto: anche questo meritato e Leto dimostra di essere un attore notevolmente in crescita ma a gusto personale avrei premiato Michael Fassbender per 12 anni schiavo.
Tra le attrici invece hanno dominato la scena Cate Blanchett per quello come miglior attrice protagonista (probabilmente l’Oscar più scontato alla vigilia ma oggettivamente in Blue Jasmine ci ha regalato una delle sue migliori interpretazioni, forse seconda solo a Elizabeth) e Lupita Nyong’o come miglior attrice non protagonista.
Poi c’è stato il premio che ha fatto contenti (quasi) tutti gli italiani: l’Oscar come miglior film straniero per La grande bellezza. Dopo quindici anni finalmente un film italiano è tornato ad essere protagonista nella serata più importante per il cinema, Sorrentino con un ottimo film (può non piacere e risultare pesante ma ha un attore protagonista, Servillo, fantastico e una regia degna di questo nome) ha conquistato i giurati e poco importa se per farlo ha strizzato un po’ troppo l’occhio agli americani perché per una volta dobbiamo riconoscere a un nostro talento la sua effettiva bravura. Io a mio gusto ho preferito Il sospetto nella sua categoria ma sono felice abbia vinto Sorrentino sia per un possibile rilancio del cinema italiano sia perché stiamo comunque parlando di un buon prodotto e non di un film mocciano.

Shakespeare e il cinema – Amleto

Le opere di Shakespeare sono state portate spesso sul grande schermo, con risultati più o meno positivi.

Parlare di tutte le trasposizioni sarebbe però lungo e noioso quindi mi limiterò a quelle che più mi hanno colpito e che non insultano (sempre secondo il mio parere) il drammaturgo inglese.

Inizio con l’Amleto, l’opera che dal 1900 ad oggi ha avuto più adattamenti, almeno un centinaio, e con almeno diverse  pellicole ‘fondamentali’.

La prima è quella del 1948 diretta e interpretata da Laurence Olivier, attore che portò spesso anche a teatro personaggi shakespeariani e per il suo Amleto vinse l’Oscar sia come miglior film sia come miglior attore protagonista.
Si tratta di una trasposizione abbastanza fedele alla tragedia del principe danese e Olivier dedica ampio spazio all’aspetto psicologico della vicenda e tralascia invece quello politico. Quest’ultimo aspetto invece trova ampio spazio nel film sovietico del 1964 di Grigori Kozintsev, infatti nel suo Amleto c’è poco spazio al lato introspetivo (vengono tagliati quasi tutti i monologhi) e per questo è stato spesso criticato. Però il risultato finale è comunque molto interessante.
Altro titolo importante è la versione del 1990 di Franco Zeffirelli, trasposizione con notevoli tagli ma con un cast stellare: Mel Gibson da il volto ad un Amleto abbastanza credibile mentre Glenn Close interpreta magistralmente la madre del principe danese, Helena Bonham Carter nel ruolo di Ofelia e Ian Holm in quelli di Polonio.
Personalmente, nononostante il buon cast e una bella atmosfera, non ho mai apprezzato del tutto questo adattamento, trovandolo quasi incompiuto.
Sei anni dopo il film di Zeffirelli è Kennet Branagh, il simbolo moderno di Shakespeare al cinema, a portare la tragedia sul grande schermo e lo fa in maniera differente dai suoi predecessori: trasporta integralmente l’opera senza tagli.
Il risultato è un film di quattro ore (dimezzate per la versione televisiva e questo significa non rispettare assolutamente l’intento del regista) che cerca di essere il più fedele possibile al testo originale e, soprattutto, dà ampio spazio alla psicologia di tutti i personaggi e non solo ad Amleto, come accadeva nei film precedenti. Il tutto rende il film buono e accattivante, grazie anche a un cast perfetto (oltre a Branagh nei panni di Amleto abbiamo una giovane Kate Winslet interpreta Ofelia, Julie Christie da il volto a Gertrude), ma la durata, anche se ha il merito di analizzare perfettamente tutte le sfumature dell’ opera, e la lentezza non aiutano lo spettatore ad apprezzarlo totalmente.

Come altri lavori di Shakespeare anche Amleto ha avuto adattamenti in epoca moderna, quello degno di nota è diretto da Michael Almereyda ed interpretato da Ethan Hawke. Solitamente non amo le ambientazioni moderne però se, come in questo caso, il lavoro è ben fatto, la resa finale è qualcosa di unico ed estremamente gradevole.

Premi Oscar 2014

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Il 16 Gennaio sono state rese note le nomination della 86° edizione degli Oscar che si terrà il 2 Marzo.
Ciò che salta subito agli occhi è l’esclusione di A proposito di Davis dei Fratelli Coen dalle categorie maggiori, infatti ha ricevuto solo due nomination in quelle tecniche.

Gli altri ‘grandi esclusi’ sono Tom Hanks, Robert Redford e Joaquin Phoenix come migliori attori, Emma Thomson come migliore attrice e di Oprah Winfrey come miglior attrice non protagonista.
Guidano le candidature Gravity e American Hustle con dieci nomimation, seguiti da 12 anni schiavo con nove, Captain Phillips – Attacco in mare aperto, Nebraska e Dallas Buyers Club con sei.

MIGLIOR FILM
12 anni schiavo (Steve McQueen) American Hustle (David O. Russell)
Captain Phillips (Paul Greengrass)
Dallas Buyers Club (Jean-Marc Vallée)
Gravity (Alfonso Cuarón)
Her (Spike Jonze)
Nebraska (Alexander Payne) Philomena (Stephen Frears)
The Wolf of Wall Street (Martin Scorsese)

Il favorito sembra essere 12 anni schiavo, fresco vincitore del Golden Globe e del Critics’ Choice Award, ma potrebbero avere ottime chance anche Gravity e American Hustle. Io premierei ad occhi chiusi Her ma credo abbia le stesse possibilità che ha il Milan di vincere il campionato quest’anno.

MIGLIOR REGISTA
David O. Russell (American Hustle)
Alfonso Cuarón (Gravity)
Alexander Payne (Nebraska)
Steve McQueen (12 anni schiavo) Martin Scorsese (The Wolf of Wall Street)

Alfonso Cuaron parte favorito ma potrebbe esserci benissimo anche la vittoria di Steve McQueen, il mio preferito in questa categoria.

MIGLIORE ATTORE PROTAGONISTA
Christian Bale (American Hustle) Bruce Dern (Nebraska)
Leonardo DiCaprio (The Wolf of Wall Street)
Chiwetel Ejiofor (12 anni schiavo)
Matthew McConaughey (Dallas Buyers Club)

Potrebbe essere finalmente l’anno di DiCaprio, alla sua quarta nomination e spesso considerato ingiustamente escluso, però dovrà vedersela con la forte concorrenza di Matthew McConaughey. In questa categoria non ho nessun preferito vista l’assenza del mio vincitore morale: Joaquin Phoenix.

MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA
Amy Adams (American Hustle)
Cate Blanchette (Blue Jasmine)
Sandra Bullock (Gravity)
Judi Dench (Philomena)
Meryl Streep (I segreti di Osage County)

La statuetta come miglior attrice dovrebbe vedere in pole position Cate Blanchett, seguita dalla Adams. Io spero vinca la Blanchett, due spanne sopra le avversarie, anche se mi sarebbe piaciuto vedere tra le nominate July Delpy per la sua splendida interpretazione in Before Midnight (però ha ricevuto la nomination come migliore sceneggiatura non originale).

MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA
Barkhad Abdi (Captain Phillips) Bradley Cooper (American Hustle)
Michael Fassbender (12 anni schiavo)
Jonah Hill (The Wolf of Wall Street)
Jared Leto (Dallas Buyers Club)

I favoriti sono Jared Leto e Michael Fassbender, col primo in leggero vantaggio. Il mio tifo va a Fassbender perché dimostra di avere spessore e carisma al pari di colleghi più rinomati.

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA 
Sally Hawkins (Blue Jasmine)
Lupita Nyong’o (12 anni schiavo)
Jennifer Lawrence, (American Hustle)
Julia Roberts (I segreti di Orange County)
June Suibb (Nebraska)

Le favorite per la vittoria sono la Lawrence (vincitrice del Golden Globe e alla sua terza nomination a soli ventitrè anni) e la Nyong’o (vincitrice del Critics’ Choice Award), anche se potrebbe riservare qualche sorpresa la Hawkins, cosa che personalmente mi auguro.

MIGLIOR FILM STRANIERO
Alabama Monroe – Una storia d’amore, regia di Felix Van Groeningen 
La grande bellezza, regia di Paolo Sorrentino
Il sospetto, regia di Thomas Vinterberg
The Missing Picture, regia di Rithy Panh
Omar, regia di Hany Abu-Assad

Qui i favoriti potrebbero essere La grande bellezza e Il sospetto. Ovviamente la parte nazionalista prende il sopravvento e spero possa vincere Sorrentino ma la vittoria del film danese non sarebbe assolutamente un furto.

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE:
David O. Russell e Eric Warren Singer -American Hustle
Woody Allen – Blue Jasmine
Craig Borten e Melisa Wallack- Dallas Buyers Club
Spike Jonze – Her
Bob Nelson – Nebraska

In questa categoria spero nella vittoria di Jonze, anche se non mi dispiacerebbe nemmeno l’affermazione di Allen

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Richard Linklater, Julie Delpy e Ethan Hawke – Before Midnight
Steve Coogan e Jeff Pope – Philomena
John Ridley – 12 anni schiavo
Terence Winter – The Wolf of Wall Street
Billy Ray – Captain Phillips

Come miglior sceneggiatura non originale vorrei vincesse Before Midnight, davvero un ottimo film.

Charlize Theron

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Non ho mai considerato Charlize Theron solo un ‘bel faccino’, anzi troppo spesso credo che la sua bellezza abbia avuto un ruolo negativo nella sua carriera.
Però è arrivato il momento di ammettere che non è un’ attrice fenomenale, è un’ attrice nella media, con alcune interpretazioni eccellenti ed altri ruoli meno riusciuti.
La Theron è una di quelle attrici che ha preso parte ad ogni genere di film, dalle commedie alla fantascienza senza tralasciare ovviamente i drammi, dimostrando di essere estremamente versatile.
Però ora arriva la fatidica domanda: basta ricoprire ruoli diversi tra loro per gridare al miracolo? Assolutamente no. Ma non condivido nemmeno chi la considera mediocre perché ha dimostrato di essere migliore di alcune sue colleghe; indubbiamente all’ inizio della carriera, a metà degli anni Novanta, ciò che balzava agli occhi era la sua incredibile bellezza: sia nel L’avvocato del diavolo, film che l’ha fatta conoscere al grande pubblico, sia nelle pellicole successive (Le regole della casa del sidro e La leggenda di Bagger Vance) il suo lato interpretativo passa in secondo piano (dimostra comunque di avere qualcosa in più quando interpreta la consorte tormentata di Johnny Depp in La moglie dell’ astronauta, film abbastanza enigmatico).
Successivamente prende parte a numerose pellicole (Sweet November, Amici di… letti e Italian Job tra tutti) ma i ruoli da protagonista non riescono a farle fare il salto di qualità, che avviene invece nel 2003 quando interpreta la serial killer Aileen Wuornos in Monster.
Per questo ruolo la bellissima Charlize dovette ingrassare di oltre quindici chili e imbruttirsi, questo le valse la vittoria di un Oscar (non esente comunque da numerose critiche) e l’attenzione da parte del pubblico e dei critici. Negli anni successivi però continua ad alternare alti e bassi: dimostra di avere carisma e personalità in North County (che le vale un’ altra nomination agli Oscar) e Nella valle di Elah, però allo stesso tempo prende parte a film mediocri come Aeon Fleux e al deludente Gioco di donna (film che aveva tutte le qualità per essere un’ ottima pellicola).
In definitiva secondo me la Theron deve ancora trovare la giusta dimensione e dimostrare di essere all’ altezza della fama che si è creata dopo Monster, perché una bella attrice deve essere credibile anche esaltando la sua bellezza, altrimenti alimentiamo solo i cliché maschilisti e banali.

Cinema e omosessualità – 1

Personalmente ho sempre trovato fuori luogo la definizione ‘cinema gay’: non ha senso di esistere perché si autoghettizza facendo intendere che sono indicati solamente a un determinato pubblico.
Preferisco quindi parlare di cinema e analizzare come determinati film affrontino il tema dell’omosessualità, troppo spesso in maniera totalmente superficiale.
Ovviamente non parlo di quei film che inseriscono scene al limite dell’ erotico (specialmente tra due donne) solamente per farsi pubblicità.
Non ho nemmeno visto tutti i titoli appartenenti alla ‘categoria’ quindi mi limiterò a parlare di ciò che conosco.

Uno dei film che ha avuto più successo è senza dubbio Brockeback mountain di Ang Lee, una storia d’amore tra due uomini ambientata nel mondo virile per eccellenza: quello dei cowboy. Il regista ha il merito di aver sdoganato gli stereotipi dell’ uomo gay portando sullo schermo due ragazzi decisamente maschili lontani dai soliti cliché, ma non riesco a considerarlo un capolavoro, è ‘solamente’ una bella storia che troppo spesso strizza l’occhio al facile sentimentalismo. Però mi sono sempre chiesta se con un altro nome alla regia (magari meno importante) e altri attori (magari meno piacenti) avrebbe avuto lo stesso successo.
Sul versante dell’ omosessualità femminile invece uno dei titoli più importanti (non a livello di quello di Ang Lee perché comunque si tratta di una produzione indipendente) è L’altra metà dell’ amore, film che ci mostra la storia tormentata tra due adolescenti che finisce col dramma (cosa che ha in comune con Brockeback mountain).
Il film non mi è piaciuto per nulla (salvo la recitazione di alcune attrici) anche perché ho trovato decisamente forzata tutta la parte finale e soprattutto poco interesse ad approfondire i personaggi.
Non sono contro i ‘drammi’ a prescindere, anzi se sono ben fatti spesso li preferisco, ma sembra che per rendere un film che affronti l’omosessualità non vada bene il lieto fine.
Quindi voglio citare due film che sotto un’ apparente leggerezza parlano di omosessualità in maniera, a mio parere, impeccabile (o quasi).
Uno è Mambo Italiano, commedia canadese che gioca molto sugli stereotipi dell’ italiano medio alla reazione di un figlio omosessuale (ma sinceramente non mi ha infastidito questa immagine anzi è stata resa in maniera estremamente ironica e non pesante) e che illustra l’accettazione senza cadere nel banale o nel drammatizzare eccessivamente.
L’altro è I can’t think a straigh (film purtroppo inedito in Italia), commedia inglese che ci mostra l’innamoramento di due donne e della difficoltà di vivere liberamente la loro storia, senza usare stereotipi ma in maniera divertente e non per questo con meno significato di L’altra metà dell’ amore e simili.

Winona Ryder

Qualche giorno fa parlando con la mia metà sugli attori sottovalutati e sopravvalutati mi ha fatto il nome di Winona Ryder e lì ho iniziato a pensare se fosse realmente così. Premetto che la Ryder non mi è mai dispiaciuta come attrice e in un certo periodo era pure nella mia personalissima top ten ma credo sia eccessivo definirla sottovalutata, solamente ha spesso fatto scelte altamente discutibili.
Il suo talento è fuori discussione, soprattutto all’ inizio della sua carriera dimostrò di avere le tutte le carte in regola per essere una delle attrici migliori della sua generazione, recitò in maniera magistrale la parte dell’ adolescente problematica in diverse pellicole (Beetlejuice, Edward mani di forbice e soprattutto Sirene) facendo ben sperare per il futuro.
All’ inizio degli anni novanta all’apice della sua carriera ci delizia con ruoli impeccabili in film importanti: Dracula di Bram Stoker, La casa degli spiriti, L’età dell’innocenza e Piccole donne (per gli ultimi due film ricevette anche la nomination agli Oscar).
Successivamente la sua carriera è stata costellata da alti e bassi, dovuti anche alle sue disavventure personali, e purtroppo, a parte la meravigliosa interpretazione in Ragazze interrotte del 1999 (dove probabilmente avrebbe meritato qualche riconoscimento), la sua carriera cinematografica non è riuscita a fare un ulteriore salto di qualità. Mi piacerebbe vederla nuovamente in qualche pellicola importante che valorizzi il suo talento ma le attrici sottovalutate sono decisamente altre.