Film da riscoprire – Gattaca (1997)

gattaca2203Gattaca, oltre ad essere ampiamente sottovalutato, è uno dei miei film di fantascienza preferiti.
Ciò che ho sempre apprezzato è l’aspetto psicologico della pellicola e l’analisi di una moderna lotta di classe, dove non abbiamo ricchi e poveri ma ‘validi’, ovvero individui geneticamente perfetti, e ‘non validi’, nati in maniera naturale e destinati a doversi accontentare di lavori umili ed essere esclusi dai vertici della società.
Ed è in questo scenario che ci troviamo di fronte a un uomo, un ottimo Ethan Hawke, geneticamente non perfetto ma disposto a tutto pur di coronare i suoi sogni.
Il film non entra troppo nello specifico dell’ aspetto scientifico e tecnico, nonostante alcuni chiari riferimenti alla genetica, ma vuole più che altro analizzare i rapporti umani e sociologici.
Infatti Gattaca affronta il tema del diverso in un’ ottica che potrebbe sembrare lontana dal nostro mondo ma l’eugenetica (perché di questo si tratta anche se in maniera estremizzata) è qualcosa di estremamente reale.
È un film che offre diversi spunti di riflessione ed è assolutamente da guardare almeno una volta.
Non ho mai apprezzato totalmente la fine, troppo buonista per i miei gusti, anche se è giusto non essere totalmente cinici e disillusi.
Oltre ad Hawke il cast comprende Uma Thurman, Jude Law e Alan Arkin, diretti in maniera davvero buona da Andrew Niccol, alla sua prima prova da regista.

‘Ci ho guadagnato di più io: non ti ho prestato che il mio corpo; tu mi hai prestato i tuoi sogni.’

Shakespeare e il cinema – Amleto

Le opere di Shakespeare sono state portate spesso sul grande schermo, con risultati più o meno positivi.

Parlare di tutte le trasposizioni sarebbe però lungo e noioso quindi mi limiterò a quelle che più mi hanno colpito e che non insultano (sempre secondo il mio parere) il drammaturgo inglese.

Inizio con l’Amleto, l’opera che dal 1900 ad oggi ha avuto più adattamenti, almeno un centinaio, e con almeno diverse  pellicole ‘fondamentali’.

La prima è quella del 1948 diretta e interpretata da Laurence Olivier, attore che portò spesso anche a teatro personaggi shakespeariani e per il suo Amleto vinse l’Oscar sia come miglior film sia come miglior attore protagonista.
Si tratta di una trasposizione abbastanza fedele alla tragedia del principe danese e Olivier dedica ampio spazio all’aspetto psicologico della vicenda e tralascia invece quello politico. Quest’ultimo aspetto invece trova ampio spazio nel film sovietico del 1964 di Grigori Kozintsev, infatti nel suo Amleto c’è poco spazio al lato introspetivo (vengono tagliati quasi tutti i monologhi) e per questo è stato spesso criticato. Però il risultato finale è comunque molto interessante.
Altro titolo importante è la versione del 1990 di Franco Zeffirelli, trasposizione con notevoli tagli ma con un cast stellare: Mel Gibson da il volto ad un Amleto abbastanza credibile mentre Glenn Close interpreta magistralmente la madre del principe danese, Helena Bonham Carter nel ruolo di Ofelia e Ian Holm in quelli di Polonio.
Personalmente, nononostante il buon cast e una bella atmosfera, non ho mai apprezzato del tutto questo adattamento, trovandolo quasi incompiuto.
Sei anni dopo il film di Zeffirelli è Kennet Branagh, il simbolo moderno di Shakespeare al cinema, a portare la tragedia sul grande schermo e lo fa in maniera differente dai suoi predecessori: trasporta integralmente l’opera senza tagli.
Il risultato è un film di quattro ore (dimezzate per la versione televisiva e questo significa non rispettare assolutamente l’intento del regista) che cerca di essere il più fedele possibile al testo originale e, soprattutto, dà ampio spazio alla psicologia di tutti i personaggi e non solo ad Amleto, come accadeva nei film precedenti. Il tutto rende il film buono e accattivante, grazie anche a un cast perfetto (oltre a Branagh nei panni di Amleto abbiamo una giovane Kate Winslet interpreta Ofelia, Julie Christie da il volto a Gertrude), ma la durata, anche se ha il merito di analizzare perfettamente tutte le sfumature dell’ opera, e la lentezza non aiutano lo spettatore ad apprezzarlo totalmente.

Come altri lavori di Shakespeare anche Amleto ha avuto adattamenti in epoca moderna, quello degno di nota è diretto da Michael Almereyda ed interpretato da Ethan Hawke. Solitamente non amo le ambientazioni moderne però se, come in questo caso, il lavoro è ben fatto, la resa finale è qualcosa di unico ed estremamente gradevole.